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RIASSUMENDO
l'Ecomuseo è l'istituzione che si propone di studiare, conservare e valorizzare la memoria storica di una comunità delimitata geograficamente ed inserita in un ecosistema naturale; l'Ecomuseo è un museo del tempo e dello spazio. Del tempo perchè non privilegia sezioni storiche particolari e ben definite, ma svolge un percorso diacronico di lungo periodo; dello spazio perchè legato alle particolari caratteristiche geomorfologiche ed ambientali, in quanto produttrici di singolari manifestazioni della presenza umana sul territorio; l'Ecomuseo è lo strumento per sottoporre alla curiosità del visitatore un museo inconsueto, che gli permette di confrontarsi con il patrimonio culturale di un'intera area geografica e con le tradizioni ed il modo di vivere dei suoi abitanti; l'Ecomuseo è un museo vivente, cioè in continuo movimento ed evoluzione. Caratteristica essenziale, oltre al diretto coinvolgimento della popolazione, è la sua adattabilità al cambiamento; l'Ecomuseo è il tramite fra passato e presente. E' anche una struttura largamente interattiva fra abitanti e visitatori, che consente di organizzare autonomamente l'esperienza di visita e di acquisire informazioni sempre diverse sul territorio. 
TESI DI LAUREA
Università degli Studi di Napoli “Federico II” - Corso di laurea in Storia.
Tesi di laurea: Una famiglia di armigeri capuani del secolo XV: I Fieramosca. Relatore: Chiar.mo Prof. Francesco Storti. Riportiamo qualche passo interessante del Capitolo V della tesi.
Cesare Fieramosca: “sennato duce prode guerriero” (Da pag. 39) Terzogenito di Rinaldo, Cesare fu quello che per esperienza, carriera ed abilità, non solo eguagliò ma superò il più famoso fratello Ettore, finendo però relegato, al contrario di quest’ultimo, nei meandri oscuri della storia. Nacque a Capua nel 1481 e fu educato all’arte della guerra, come tutti i figli di Rinaldo. Il Cattolico lo ebbe in gran considerazione e gli affidò delicate missioni, nominandolo inoltre Commendatore del real ordine dell’Alcantara… (continua fino a pag. 45) … Quella di Cesare Fieramosca risulta insomma una figura di primo piano. La sua importanza deriva dalla fiducia, che fin da subito, l’imperatore Carlo V gli accordò. Fu protagonista di missioni strategicamente delicate e adeguatamente ricompensato per esse; ottenne e si fregiò di titoli di alta rilevanza: Commendatore dell’Ordine dell’Alcantara, Maresciallo di Campo del Regno e Primo Scudiero dell’Imperatore. A tali onori si aggiungano benefici quali le importanti e lucrose ferriere calabresi, che tuttora portano il nome della sua famiglia, e la rendita della tassa sugli ebrei. Al contrario del fratello Ettore, Cesare non gode tuttavia della stessa fama, rassodata per il campione di Barletta dalla mitizzazione romantica e risorgimentale, eppure egli incarnò l’apice delle fortune di una famiglia che, affermatasi attraverso il servizio armato nelle file dell’esercito demaniale aragonese, riuscì ad ottenere ampi onori. Agli onori ottenuti, tuttavia, e alle cariche, non fece seguito l’inserimento della casa dei Fieramosca nei ranghi della grande aristocrazia titolata del Regno, attraverso la concessione di vasti domini feudali. Sorta dall’aristocrazia cittadina e periferica, essa permase in tale condizione, dalla quale l’avevano tratta e alla quale, evidentemente, l’avevano ancorata i monarchi aragonesi di Napoli: una mediocre nobiltà militare e “di servizio”, moderno e leale strumento per la monarchia… (continua e termina a pag. 124). | |
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IL CONCETTO DI ECOMUSEO
Nato in Francia all'inizio degli anni '70, il concetto di Ecomuseo esprime la convinzione che i componenti di una comunità dovrebbero essere soggetti attivi nel processo di identificazione e promozione culturale e non oggetto di una missione imposta dalla cultura dominante o da una istituzione centralizzata. L'idea di collezioni legate al territorio risale alla fine del sec. XIX, per poi diventare attualità - nella forma di musei all'aperto (open-air) delle tradizioni locali o del folclore - all'inizio degli anni '30, con i primi tentativi di presentazione pedagogica del materiale etnografico. Negli stessi anni matura lo studio delle architetture rurali e del paesaggio agrario, mentre l'idea di cultura rifiuta i giudizi tradizionali per integrarsi in una visione relativistica, di concerto con la revisione storiografica e di nuovi indirizzi della ricerca scientifica. In un contesto intellettuale favorevole, etnografia umanistica, interesse tecnografico e preoccupazioni ambientaliste si fondono infine, nel primo dopoguerra, per scardinare il modello consolidato di museo-fortezza, fortemente accentrato nelle grandi aree urbane ed impostato sulla cultura idealistica e come tale fortemente selettivo delle civiltà considerate subalterne. Erede della museologia antropologica ed etnologica, l'Ecomuseo (l'Antimuseo secondo alcuni) si inquadra pertanto nell'ambito dei modelli sperimentali della "nuova museologia" e dove l'innovazione decisiva consiste nella logica comunitaria del progetto, nella territorialità del campo d'intervento e nella partecipazione attiva della popolazione. Il termine "Ecomuseo" fu coniato nella nona conferenza generale dell'ICOM (sezione dell'UNESCO specializzata "in musei"), tenutasi nel 1971 a Grenoble ed ha avuto poi largo seguito, maturando infine modelli più attenti alla conservazione del mondo del lavoro e del patrimonio industriale. Oggi l'Ecomuseo è considerato come il più adatto ad affrontare il problema di una visione territoriale del museo. Il termine tuttavia sta ad indicare cose molto diverse ed è al centro di un processo di revisione critica che tiene conto di una visione nazionale o semplicemente locale delle finalità e degli obiettivi. Si riconosce in sostanza che non c'è una ricetta valida per tutte le latitudini, nè una formula universalmente applicabile. Se è vero infatti che la presenza sul territorio di una o più tradizioni produttive non è condizione indispensabile per giustificare un Ecomuseo, è anche vero che la formula si caratterizza con un interesse specifico per la cultura materiale in generale e per l'archeologia industriale in particolare, allo scopo di tutelare e valorizzare le tracce di quelle comunità, contadine ed artigiane soprattutto, tradizionalmente emarginate dalla cultura ufficiale. Museo all'aperto per vocazione, fino ad oggi l'Ecomuseo è stato anche definito museo specchio delle comunità, museo del tempo e dello spazio, museo diffuso, museo laboratorio per lo sviluppo, museo integrale, (Unesco, 1972), museo vivo o vivente (luogo di animazione culturale), museo in mille pezzi (pluridisciplinare e decentralizzato), museo del territorio e delle comunità, museo di minoranza o delle minoranze ecc., secondo una casistica a largo spettro che potrebbe indurre a pericolosi errori di valutazione sulle potenzialità di un territorio ad attivare un Ecomuseo, una struttura cioè con autentiche radici storiche ed etiche in grado di reggere alla prova e di autogestirsi nel tempo. Sul piano operativo l'Ecomuseo si identtifica infine in un proogetto integrato di tutela e valorizzazione di un ecosistema antropizzato con caratteristiche di omogeneità. Esso consiste nel valorizzare particolari itinerari culturali ed ambientali mediante la tutela dell'ecosistema e di una selezione mirata di testimonianze monumentali ad esso connesse (centri storici, edifici religiosi e civili, episodi rupestri, miniere, mulini, opifici ecc.), affidandone poi la gestione al volontariato o alla cooperazione. Una struttura agile, economica, flessibile ed ampliabile nel tempo. in tutti i casi uno strrumento efficace di promozione turistica e di rilancio spontaneo dello sviluppo.
L'ECOMUSEO CALABRESE
Esempi concreti ed ormai famosi di Ecomusei di Archeologia Industriale sono l'Ironbridge Gorge Museum Trust (1968) in Gran Bretagna (Shropshire), che tutela l'intera valle del fiume Severn, culla dell'industrialismo inglese e quello della Comunità Urbana di "Le Creusot Montceau-les-Mines (1974) in Francia (Borgogna), centro metalmeccanico d'importanza europea, ma numerose sono ormai le strutture simili, più o meno significative, presenti nei vari Paesi. Sebbene in forte ritardo, anche l'Italia, soprattutto l'Italia centro settentrionale, si è mossa nell'ottica degli Ecomusei e dei Parchi Culturali, con una serie di proposte operative di grande interesse, ma purtroppo ancora sulla carta. Al momento, l'unico parzialmente attivo è l'Ecomuseo delle Montagne Pistoiesi, in Toscana, promosso dall'amministrazione provinciale, mentre una legge per favorire l'istituzione di ecomusei sul proprio territorio è stata varata nel 1995 dalla Regione Piemonte. L'idea di un Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie di Calabria, il solo operativo nell'Italia meridionale, nasce nel 1987, con largo anticipo sulle altre proposte italiane e trova dieci anni di distanza una sua prima concretezza negli interventi sul territorio comunale di Bivongi (RC), realizzati con fondi regionali e comunitari (F.e.s.r./Pop). Negli auspici dei promotori essi si configurano pertanto come una sorta di esperienza pilota, per la messa a punto di criteri e metodi, ai fini dell'attivazione nel tempo di quel più vasto Ecomuseo destinato a coprire l'intero distretto della grande siderurgia pubblica meridionale (Stilo, Bivongi, Pazzano, Mongiana ecc.), ma molto dipenderà dalla partecipazione all'iniziativa delle comunità locali. Il modello è fortemente innovativo e richiede una sperimentazione, magari con le sue inevitabili disfunzioni, ma i fatti dimostrano che la realizzazione dell'intero progetto è possibile. Non va taciuto infine che, mentre altrove le iniziative vedono la partecipazione attiva di una committenza istituzionale, l'esempio pilota calabrese è invece interamente dovuto alla collaborazione fra un coordinamento scientifico di tipo accademico ed il "volontariato" culturale locale. Anche nel suo frammento bivongese, l'Ecomuseo calabrese presenta un orientamento pluritematico, sposa cioè la conservazione del patrimonio industriale con quella dei siti storici e monumentali più tradizionali e con le presenze naturali ed ambientali. Pochi altri distretti in Europa possono vantare un patrimonio di presenze analogo a quello calabrese fra il mare Jonio e le montagne delle Serre: dalla cultura della Magna Grecia al mondo bizantino e normanno, ai centri storici, agli episodi rupestri, alle tradizioni minerarie e metallurgiche, a quei valori paesaggistici ed ambientali infine, dove l'estetica del pittoresco si fonde mirabilmente con gli aspetti del sublime. Lo stesso dicasi nel campo delle scienze umane e sociali, con particolare riguardo al mondo del lavoro, dove la cultura contadina ed operaia, fatta di silenzioso lavoro nei campi o in miniera, di sudore alle forge e di emarginazione, si intreccia a quella di prestigiose presenze morali (vedi a Serra la figura di San Bruno di Colonia) e intellettuali (vedi a Stilo quella di Tommaso Campanella). Giacchè l'Ecomuseo è soprattutto una testimonianza etica, la conservazione della memoria storica, non una sagra popolare all'insegna del consumismo. Oltre alle finalità di tutela sopra esposte, gli obiettivi dell'Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie di Calabria sono in linea con il modello Italiano e le necessità locali. Il progetto è stato concepito come strumento operativo per lo sviluppo dell'industria turistica e culturale, nella prospettiva di un rilancio socio-economico e di nuova occupazione, soprattutto giovanile. Un volano cioè per iniziative spontanee, suggerite dall'incremento delle presenze e delle domanda ed in grado di innescare sul territorio un graduale processo evolutivo. Rappresentando il proprio passato, saranno le Comunità locali, in altre parole, a farsi interpreti consapevoli del proprio sviluppo; un turismo diverso per un museo diverso, dove non ci saranno solo visitatori, ma abitanti. Da non dimenticare infine l'interesse didattico dell'iniziativa per quelle forme di turismo giovanile e scolastico, sempre crescente, che chiede ormai di vivere la riscoperta di ambienti e luoghi alternativi a stretto contatto con la natura.
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